5 romanzi da leggere a fine sessione universitaria

5 romanzi da leggere a fine sessione universitaria

Ho sempre letto, sin da bambina. E quando ancora non sapevo leggere da sola, a leggermi storie ci pensavano mia madre o mia sorella maggiore.

Ho iniziato a leggere e a scrivere alla tenera età di quattro anni, per imitazione (ne approfitto per ringraziare mia sorella, perché senza di lei non avrei potuto imparare così presto), con i famosi Librottini della Disney, andavo ancora all’asilo, e sono arrivata a divorare uno o due libri a settimana nei cinque anni delle elementari, dove mi sono guadagnata piccoli ed insignificanti premi interni alla scuola,  l’affetto delle maestre e l’odio dei miei compagni di classe, che non riuscivano mai a battere il mio record.

Crescendo, il tempo dedicato ai libri è diminuito, ma il livello di storie e di autori è andato sempre a salire.

Non a caso, ho scelto Lettere come facoltà universitaria da intraprendere: i libri sono la mia linfa vitale, la mia fonte di energia.

Ho stilato una mini classifica dei 5 romanzi da leggere, a mio parere, a fine sessione di esami.

Quante volte, dopo un esame, che sia andato bene o che sia stato un totale disastro, mi sono detta ‘Vabbè dai, ormai è andata. Per una settimana, voglio solo rilassarmi’! E cosa può esserci di meglio di un buon libro, per svagarsi, staccare per qualche giorno la spina e viaggiare con la mente?

Ovviamente, da buona ottimista quale sono, ho scelto tutti libri che contengono finali positivi o comunque che narrano la storia di personaggi combattono, che lottano, che affrontano diverse avventure e che ce la mettono tutta per raggiungere il proprio obiettivo.

Premetto che hanno tratto dei film da questi romanzi (io faccio sempre il contrario: i romanzi li leggo sempre dopo aver visto i film, perché se ho amato il film, amerò sicuramente ancora di più il romanzo… insomma, non posso rovinarmi il romanzo, se lo leggo dopo!), ma credetemi, il fatto che vi abbiano tratto dei film (anche d’animazione) è puramente casuale.

Veniamo a noi:

 

 

  1. Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (1865) 

 

Non voglio sentire le solite frasi come ‘Che romanzo infantile!’ o ‘Ma a 25 anni leggi ancora Alice nel Paese delle Meraviglie?!’. È vero. Alice è, sì, una bambina, ma non è una bambina qualsiasi: intraprende un viaggio fantastico, in un mondo a lei prima ignoto, pieno di magia, di leggerezza, di allegria, di spensieratezza. Ed è esattamente quello che ci serve dopo aver spremuto le meningi per uno scritto o dopo aver trascorso una giornata intera fuori lo studio del professore ad aspettare il proprio turno per un orale.

Non dimentichiamoci che questa è la classica storia considerata “per fattoni” (insomma, il Brucaliffo che fuma il Narghilè e che strappa due pezzi di fungo, per donarli ad Alice, al fine di diventare più alta o più bassa, mi sa che un po’ fattone lo è…).

Inoltre, ad essere sincera, ho sempre trovato Alice una bambina coraggiosa, e che il suo sfidare la Regina di Cuori rispecchi un po’ il mio lato un po’ ribelle e anticonformista.

Perciò, un po’ del suo coraggio per andare avanti con la nostra carriera universitaria (o per preparare l’esame successivo o per ripetere quello che è andato male) non ci farebbe male, o no?

  1. Matthew Quick, L’orlo argenteo delle nuvole (2009)

Meglio conosciuto con il titolo Il lato positivo, da questo romanzo David O. Russell ci ha tratto anche un film nel 2012 (per chi si stesse chiedendo se è lo stesso film con la mia amata Jennifer Lawrence: sì, è proprio quello! Ma, fidatevi, il romanzo è ancora più bello).

È la storia di Pat, psichicamente instabile (soffre di un bipolarismo diagnosticato in età adulta) che, dopo aver dato di matto e aggredito l’amante della moglie, deve scontare una riabilitazione in un ospedale psichiatrico, dove scopre di volersi migliorare con una nuova filosofia ottimista e con una notevole perdita di peso.

Finita la riabilitazione, Pat deve fare i conti con la vita al di fuori dell’ospedale. Grazie al suo migliore amico, conosce Tiffany, una giovane vedova depressa e anche lei psichicamente instabile. Insieme, però, si aiuteranno parecchio e affrontano la vita contando l’uno sull’altra.

Sì, è un romanzo tratto da una storia vera, e sì, è un romanzo per “pazzi”, ma è anche un romanzo pieno di positività, pieno di ottimismo. E poi, come dico sempre io, ‘Se non sono pazzi, non li vogliamo!’.

Diciamoci la verità: noi siamo i primi pazzi, noi che abbiamo deciso di intraprendere la carriera universitaria, noi che abbiamo firmato un patto con il diavolo il giorno in cui abbiamo presentato la domanda di immatricolazione, noi che abbiamo a che fare con veri malati psichici – i professori – che pretendono che sia tutto perfetto.

Professori che, fregandosene del fatto che tu, per la loro materia, potresti anche sputare sangue per quanto la studi, ma il diciotto, se non sai tutto perfettamente, non te lo dà.

  1. Emma Donoughue, Stanza, letto, armadio, specchio (2010)

Ok. Anche da questo romanzo ci hanno tratto un film nel 2015, Room, con Brie Larson. E, ovviamente, anche in questo caso, il romanzo è ancora più bello del film.

Questa storia – nel romanzo – è raccontata dal punto di vista di Jack, un bambino di cinque anni, che è nato e cresciuto insieme a sua madre, Joy, in una stanza, che – per lui – è l’intero mondo. Non c’è nulla al di fuori di essa, se non Cosmo. La sua mamma, rapita sette anni prima, con l’inganno, dal Vecchio Nick, capisce che Jack non può più vivere in una stanza, ed escogita un piano per scappare insieme al figlio. Ci riescono, ma devono fare i conti con la vita che c’è là fuori, con il superamento del trauma e con l’adattamento a una vita prima sconosciuta.

Anche questo, sebbene possa sembrare il contrario, è un romanzo positivo, pieno di speranza. È un romanzo che ci fa capire che, per quanto possiamo sentirci in trappola, con i nostri libri, le nostre dispense… non lo siamo davvero. Anzi, la nostra è una libertà immensa. A volte, dimentichiamo di avere questo privilegio. È un romanzo, questo, che ci ricorda che lo studio, la famiglia, gli affetti e tutte le cose più importanti vengo spesso dimenticate, o comunque sminuite.

Quando lessi questo romanzo, la prima cosa che ho fatto dopo aver chiuso il libro, è stata uscire dalla biblioteca, andare in un grande parco naturale fuori città, camminare a piedi nudi e respirare profondamente, a pieni polmoni.

Non mi sentivo così viva e libera da non so quanto tempo.

  1. Stephen Chbosky, Ragazzo da Parete (1999)

Il quarto romanzo che vi propongo è un romanzo epistolare.

A scrivere queste lettere è Charlie, un ragazzo che deve iniziare il liceo dopo aver affrontato il lutto per la morte del suo migliore amico Michael, morto suicida.

Charlie è molto bravo a scuola in letteratura, nella scrittura… ma  anche molto timido, non è un adolescente facile: ha vissuto un’infanzia complicata e fa fatica ad ambientarsi. Ma, grazie a Sam e a Patrick, riesce ad inserirsi e a sentirsi parte di qualcosa e libero di essere se stesso, come solo il suo migliore amico lo faceva sentire.

Il romanzo tratta diversi temi: l’orientamento sessuale, l’abuso di alcool e di droghe, i traumi, la pedofilia, ed è stato oggetto di critiche.

A me è piaciuto, per la diversità dei temi, per i modi in cui sono stati trattati… e, anche qui, ovviamente, troviamo un finale ottimista e speranzoso.

Quando ero una matricola, mi sono sentita anch’io come Charlie: spaesata, confusa, fragile. Anch’io ho incontrato persone che mi hanno fatta integrare benissimo, anch’io ho non ho avuto un’infanzia facile e anch’io, come Charlie, a volte vengo fraintesa.

E vi dirò di più: ho ricominciato a scrivere lettere, grazie a questo romanzo, dal quale è stato anche tratto il film Noi siamo infinito del 2012.

  1. James Matthew Barrie, Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere (1911)

Meglio noto come Peter Pan e Wendy o Le avventure di Peter Pan, è stato un romanzo, per me significativo.

Vale lo stesso discorso per Alice: non voglio sentirmi dire ‘È un libro per bambini’.

Mi sono ritrovata a leggerlo dopo aver dato l’esame di Teoria della letteratura, in cui mi sono imbattuta negli eroi, nei figuranti e nei superstiti di alcuni classici della letteratura mondiale.

A lezione, il professore parlò del racconto fantastico in generale, e io gli posi – per curiosità – una domanda su questo romanzo (scritto inizialmente come opera teatrale, nel 1904) di Barrie, mettendolo un po’ in difficoltà – una delle mie migliori qualità.

Dopo aver dato l’esame, mi sono decisa a leggere questo romanzo. E ho fatto bene. Anzi, benissimo. Avrei dovuto farlo anche prima.

Non è semplicemente la storia di un bambino che non vuole crescere, ma è anche la storia di un gruppo di bambini che affrontano pirati, che parlano con i pellerossa, che nuotano con le sirene. Questi, personalmente, li ho interpretati come le fasi della crescita che affrontiamo ogni giorno.

Perché, ogni giorno, affrontiamo tutti i nostri pirati (i nostri problemi e le nostre situazioni complicate), siamo tutti vittime del nostro coccodrillo (il tempo che scorre inesorabilmente, gli esami che si avvicinano, l’ansia che ci affligge), abbiamo tutti un Campanellino disposto a sacrificarsi per non farci ingerire il veleno (le nostre famiglie, che ci amano incondizionatamente ogni giorno, a prescindere da come sia andato l’esame).

E poi, diciamocelo, siamo tutti un po’ Peter Pan. E facciamo bene ad esserlo: perché senza la fantasia, senza un po’ di ingenuità, senza un po’ di leggerezza e senza un po’ di spensieratezza, non riusciremmo ad affrontare l’università.

Tra fattoni, pazzi sclerati, bambini cresciuti in cattività, ragazzi problematici e bambini cresciuti solo fisicamente, vi saluto, augurandovi buona fortuna con i vostri esami insuperabili, con le vostre tesi da scrivere e con i vostri professori (degni protagonisti di American Horror – o Crime – Story).

 

Emanuela Parisi

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