Studente in Erasmus: ecco i 4 finti Stereotipi da conoscere prima di partire  – parte 1

Studente in Erasmus: ecco i 4 finti Stereotipi da conoscere prima di partire – parte 1

Nel lontano Maggio 2016, scoprii di aver vinto una borsa Erasmus della durata di 5 mesi (sarebbero poi diventati 9) per la meravigliosa Praga. Ero carica, ero felice; ma soprattutto ero IGNARA di ciò che mi aspettava oltre Po.

E così, in poche settimane, sono passata dall’essere una mammona del Sud, che viveva a 5 minuti dalla facoltà e trovava il caffè in cucina tutti i giorni, all’essere Mamma amorevole di tre sciagurati coinquilini diciannovenni: due spagnoli e una francese; tutti fierissimi rappresentanti della comunità LGBT. Io, dall’alto dei miei ventidue anni passati nella terronissima Napoli, ho da subito iniziato a farmi domande esistenziali di un certo livello: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Saranno veri tutti gli stereotipi sulle notti da leoni? Ma soprattutto: chi glielo dice a Nonna che vivo con tre adorabili gay che non riescono a cucinarsi un pasto degno di questo nome nemmeno se ci si mettono insieme?

A Febbraio 2017, ormai a metà del percorso Erasmus, sono finalmente riuscita a rispondere a qualcuno di questi amletici dubbi, ed in più ho sfatato un paio di stereotipi sulla Erasmus generation.

1) ALCOOL

Faccio un errore di battitura su Whatsapp? E’ l’alcool. Scrivo ad un ex in orari poco consoni? E’ l’alcool. (beh magari sì dai, la Vita è dura e richiede attenuanti.) Sbaglio tram perché Praga ne ha ben 26 e nemmeno un nome di una fermata che sia leggibile in un alfabeto appartenente alla razza umana? E’ sicuramente l’alcool. Si rompono i tubi del gas e rimani al gelo per due giorni a casa? E’ l’alcool. O almeno i tuoi amici penseranno questo, e non tarderanno a dirtelo.

La verità è che sì, l’alcol si trova ovunque e mette d’accordo tutti ma, passate le prime settimane, date le prime culate a terra per il ghiaccio maledetto che asfalta i marciapiedi e spesa metà della borsa di studio in notti brave il primo mese; finisce che si dà ascolto agli epatociti moribondi e ci si calma. E’ vero però che ci si diverte anche senza: un musulmano della mia prima comitiva faceva fuori litri di succo d’arancia, non potendo bere alcool: è la Bellezza dell’essere diversi; in più credo che lui possa raccontare storie davvero fantastiche e ricattare molti di noi.

2) PRIORITA’ DELLA VITA

Arrivi nella tua meta gasato come un Boss di Gomorra. “C’arripigliamm tutt chell che è o nuost” pensi tra te e te. La verità è che 250 euro al mese sono una miseria, tanto che come delle casalinghe disperate di Voghera est si finisce per cerchiare con lo sharpy i cereali in “Sleva” (sconto) e ci si nutre di carne solo e soltanto quando questa è in “Acke” (offerta).

Visto che il ceco è stato ufficialmente dimenticato da Dio, non esiste un’etichetta che sia leggibile da occhio umano. Prima di capire come usare la Vita, abbiamo comprato carta da forno invece dei sacchetti per congelare, lo zucchero a velo invece di quello normale e merluzzo puzzolente la cui scatola era taleequaleveloggiuro al tonno Rio mare, solo molto più economico. Sono stata punita dalla mia stessa tirchiaggine…sì, perché anche il tonnosalvatutti qui ha lo stesso valore al kilo delle pepite d’oro, quindi non hai altra scelta se non diventare una specie di scatola di fagioli con le gambe ed andare avanti a pane e rammarico.

La spesa al supermercato non è un momento come gli altri della routine quotidiana , no: è una fottuta lotta per la sopravvivenza. Entri con un carrello e 30 euro di budget, esci con uno zaino pieno di yoghurt, pane, pasta del discount, sugo in barattolo ed odio verso la vita. Un episodio triste che ben riassume la disperazione? La mia coinquilina una volta ha messo due cucchiai di quello che credeva sugo sulla sua pasta scotta: era salsa barbeque per le tortillas.

Sono un po’ morta dentro.

3) CONVIVENZA

Prima non lo sapevo, ma ora sì: da quando ho fatto questa scoperta ogni mattina mi guardo allo specchio e mi ripeto: “Poteva andarmi peggio”. In fondo, un coinquilino è come un matrimonio: all’inizio c’è l’idillio, poi la sopportazione, poi può esserci il dramma. E le probabilità che tutto fili liscio sono tristemente vicine allo zero, quindi ogni giorno accendo un cero alla Madonna ( Nonna sii fiera) e mi ripeto: “Poteva andarmi peggio.”

Ci mettiamo a tavola la prima sera tutti e quattro: Amore e sbronza a prima vista. Ci ribecchiamo in cucina solo una settimana dopo: è un disastro.

L’unica cosa che ci separa dal divorzio è la presenza della lavastoviglie, che evita lotte fratricide per chi NON debba lavare i piatti. Nonostante ciò ci amiamo, e giriamo per l’Europa zaino in spalla come fosse una Luna di miele. I turni per le pulizie sono l’equivalente della lotta per il telecomando. Vengo discriminata come minoranza di orientamento sessuale in quanto unica etero, vengo trascinata in tutti i club LGBT di Praga e anche in un paio in Polonia, ma nonostante gli abissi culturali e di background, ci amiamo.

Ci amiamo nonostante loro friggano la pasta e mangino pasta in bianco e bastoncini Findus nello stesso piatto. A fine gennaio si presenta Marta, la nuova coinquilina portoghese. Ci amiamo, almeno fino a che non versa l’acqua nella moka appena fatta col prezioso Kimbo portato da Napoli perché “è troppo bollente”. Ora ci amiamo di meno. Ma “poteva andarmi peggio.”

4) AMMMMOOORE

C’è chi esalta la passionalità degli spagnoli, chi perde la testa per le tedesche, chi vaga disperato per i club per poter baciare un’Italiana o chi sbava dietro ai raffinatisismi francesi. Ciò che succede nei locali resta nei locali, dove i ferormoni sono sparati nell’aere peggio delle scie chimiche; ma per indole io li frequento meno della media, e così mi sono trovata un hobby moltobellissimissimo: Il Czech-watching (non a caso io ed il mio coinqulino siamo una coppia collaudata di Czech-booty-checkers).

Il Czech-watching consiste nel guardare con aria sognante ogni membro della fauna autoctona: è uno sport faticoso, qua è pieno di biondini con barba, aria rude QB e occhio di ghiaccio-accendi ovaie. La seconda parte del Czech-watching consiste nell’immaginare una vita amorosa con il “fortunato” senza la possibilità di spiccicare nemmeno una parola, che sia una, in ceco. E’ tutto iniziato il primo giorno in cui in tram non avevo né l’iPod né un libro da leggere: mi sono innamorata dieci volte. Ora ho un marito e quattro ex mariti. Ho anche tre figli, un maschio e due femmine. Ma soprattutto, I have a dream: che il pool genetico mitteleuropeo possa perpetuarsi in questa e nelle generazioni a venire, Amen.

Tutto questo poema per dire che sì, un Erasmus può essere una continua perdizione, ma c’è anche un bel po’ di spazio per un sano amore platonico. God save the cechi. Well done, Chernobyl.

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