La vita dello studente universitario dopo aver finito gli esami

La vita dello studente universitario dopo aver finito gli esami

Quattro parole. Sedici lettere. Un senso di liberazione che non può competere nemmeno col sollievo regalato da un reggiseno appena slacciato dopo una lunga e faticosa giornata trascorsa fuori casa. La fine degli esami è tutto questo e molto di più.

Per un anno intero abbiamo sopportato la clausura a cui ci hanno costretto la sessione invernale ed estiva. Abbiamo sofferto in silenzio di fronte alle foto che testimoniavano quanto fosse intensa e interessante la vita sociale del popolo di Facebook. Ci siamo svegliati alle sei del mattino per andare all’università, meritandoci una medaglia al valore per il solo fatto di essere sopravvissuti ai mezzi pubblici e ai bagni dell’ ateneo.

Abbiamo maledetto i professori che non si sono presentati a lezione. Ci siamo accontentati di un misero pranzo durante il tirocinio. Abbiamo combattuto contro l’ ansia, lo stress, il nervosismo e la depressione. Ed ora che abbiamo finalmente finito sembriamo Bellatrix appena evasa da Azkaban. Arrivati a questo punto, vediamo qual è il modo migliore per recuperare un anno intero trascorso sui libri:

  • Studentessa in crisi dopo gli esami Svegliarsi a mezzogiorno: dormire come se non ci fosse un domani. Esiste forse un’ attività più gratificante? Nessuna sveglia che suona ad orari improponibili per ricordarci che ci attende una giornata altrettanto improponibile, in cui saremo sommersi da libri, schemi e riassunti. È il classico risveglio da film americano: dagli spiragli della persiana filtra un raggio di sole che si posa delicatamente sul viso del protagonista; lui apre gli occhi, si stiracchia, e si prende tutto il tempo che vuole prima di alzarsi dal letto ed affrontare una giornata che non prevede il minimo stress.
  • Rilassarsi: fare qualsiasi cosa con la massima calma: gustarsi la colazione, riposarsi dopo pranzo, fare una passeggiata col cane prima di cena. Sostanzialmente, vivere una vita normale, a cui l’ università fa disabituare. Che soddisfazione poter passare davanti ai libri, fissarli, ed apostrofarli con insulti random per sfogare la frustrazione che abbiamo covato dentro di noi per un anno intero!
  • Riprendere i contatti col mondo e recuperare il tempo trascorso a studiare: torniamo ad avere una vita sociale, a rivolgere la parola ad altri esseri viventi che non siano nostra madre o il nostro animale domestico. I primi tempi gli amici ci guarderanno increduli, come se quello che vedono è in realtà il nostro ologramma, ma poi torneranno a considerarci dei normali esseri umani, fatti di carne e sangue, e nessuno si stupirà più quando alla domanda “Stasera ci sei?” risponderemo affermativamente.
  • Andare in spiaggia: prendiamoci un momento per pensare all’ istante in cui abbiamo provato nuovamente la sensazione della sabbia sotto i piedi dopo un’ astinenza durata un anno. Abbiamo immaginato la scena fin nei minimi dettagli, ed ora che finalmente è tutto reale non ci sembra comunque vero. Quaranta gradi all’ ombra, l’ acqua torbida, la sabbia che scotta, i bambini che urlano, le persone che passeggiano e sporcano gli asciugamani… Sicuramente non è il top della vita, ma a noi studenti universitari basta veramente poco per essere felici e sentirci in pace col modo.
  • Mettersi in pari con le serie tv: erano state il diavolo tentatore, il principale distrattore durante le sessioni d’ esame. Adesso però non abbiamo più scadenze da rispettare e possiamo finalmente evitare di mentire a noi stessi, ripetendoci per due/tre volte consecutive “Giuro che questo è l’ ultimo episodio!”. Serie tv + condizionatore in camera=binomio perfetto.
  • Leggere libri che non siano testi universitari: messi da parte i manuali, possiamo finalmente dedicarci al libro che vogliamo, quello che per tutto l’ inverno ci ha fissato con malinconia dallo scaffale su cui l’ avevamo riposto, in attesa di ricevere tutta la nostra attenzione. Leggere sotto l’ ombrellone senza nessuno che ci interrompe? La pace dei sensi.

Keep calm & do whatever you want: we are on holiday, finally!

Articolo di Serena Macrini

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